La nostra Terra

Aspetti generali ed evolutivi del territorio

La valle Spoletana è una delle più vaste pianure alluvionali dell’Umbria, il cui attuale aspetto è stato modellato nei secoli dall’opera dell’uomo. Circondata da rilievi montani noti come Preappennini, anticamente era coperta di boschi e paludi, dei quali restano residui lembi, il più delle volte rappresentati da esigui gruppi di alberi e sparuti piccoli stagni di innegabile interesse naturalistico. Lungo la valle scorrono ormai i canali dell’opera di bonificazione e i fiumi Clitunno, Maroggia, Topino e Chiascio che, con il loro “fluire di fresche acque”, ne rendono la terra particolarmente fertile. Definire questi come fiumi è forse un’esagerazione ma, comunque, hanno avuto il pregio di aver ispirato la vena poetica di Virgilio, Dante e Carducci, unitamente al canto mistico di Francesco d’Assisi per “sorella acqua”.

Nelle colline che costellano la valle e nella fascia pedemontana dei monti da Spoleto a Trevi, i boschi non esistono più ma, senza il sacrificio di queste vaste distese boschive, oggi non potremmo ammirare gli estesi pendii coperti da “piantoni”, che producono uno degli oli più pregiati del mondo. Ai lati della valle sorgono due dorsali montane che si chiudono a ferro di cavallo a sud della città di Spoleto. La dorsale occidentale comprende la catena dei Monti Martani e le sue propaggini settentrionali, interessando quindi i Comuni di Spoleto, Acquasparta, Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Massa Martana e Montefalco. Questa dorsale raggiunge la sua massima altitudine di m 1110 s.l.m., in corrispondenza dell’altipiano di Monte S. Pietro. La dorsale occidentale comprende i Monti di Spoleto, Campello sul Clitunno e Trevi e raggiunge la massima altitudine nel Monte Serano (m. 1429).

In ogni angolo del comprensorio Spoletino la presenza secolare dell’uomo ha disegnato e modellato il paesaggio attraverso una fitta rete di segni e di opere, che vanno a stratificarsi gli uni sulle altre, producendo un insieme dinamico ed indivisibile. L’evoluzione e la trasformazione del paesaggio ebbe naturalmente inizio con il primo insediamento dell’uomo-agricoltore e pertanto i disboscamenti per ottenere terreni agricoli risalgono ad epoche remote. In questa ottica le alterne vicende che hanno caratterizzato lo sviluppo della coltura dell’olivo dall’epoca romana ad oggi, non possono che essere considerate storia recente. Senza quel disboscamento precedentemente descritto, oggi non sarebbe possibile ammirare gli stupendi paesaggi olivicoli e delle altre colture di pregio che, con l’olio, concorrono a qualificare la locale apprezzata produzione tipica.

La mancanza e/o l’insufficienza della copertura vegetale rendevano però i pendii fragili, facile preda dell’erosione e del dissesto idrogeologico. Si poneva quindi il problema della difesa di questi territori e della salvaguardia della sottostante pianura da allagamenti. Ecco quindi che con opera dura, enorme e secolare è stata tracciata una razionale viabilità di servizio e rimodellato il profilo delle pendici delle dorsali montane e collinari, imprimendo loro quei tratti che attualmente caratterizzano questi territori: terrazzamenti, ciglioni inerbiti, lunette circolari, muretti di pietra a secco, ecc.. Si tratta senza dubbio di una delle più belle trasformazioni agrarie che può vantare la storia dell’agricoltura.

La coltivazione dell’olivo in Umbria ha origini antichissime, come documentato dal ritrovamento dei resti di un frantoio di epoca romana nei pressi di Terni, che indica una certa importanza della coltura già a quel tempo. Dopo la caduta dell’Impero romano, a seguito delle invasioni barbariche, la coltivazione rimase a livelli piuttosto contenuti fino al XIII secolo. Successivamente, ci fu un certo sviluppo e nel 1400 è già documentata la presenza di olivi nelle colline tra Assisi e Trevi. Nel XVI e XVII secolo, da scritti dell’epoca, si evidenzia un progressivo aumento del prezzo delle piante e dei terreni con olivi, che indica un crescente interesse per la coltura. Ma è nell’ottocento che, grazie a misure di incentivazione, prima dello Stato Pontificio e poi dello Stato Italiano, si verifica un incremento della coltivazione dell’olivo: nel 1880, all’interno degli attuali confini regionali, erano destinati all’olivicoltura circa 43.000 ha di terreno, con un numero medio di piante per ettaro pari a circa 220. A questo secolo risalgono i primi oliveti con alberi disposti a filari, in quanto ciò facilitava il controllo del numero di piante poste a dimora, per le quali venivano concessi i suddetti incentivi.

Nella fase iniziale del novecento la coltura si è mantenuta ad elevati livelli. Successivamente, il numero delle piante si è progressivamente ridotto, probabilmente a causa della vetustà e dei danni provocati dalle gelate, con particolare riferimento a quelle del 1929 e del 1956, che hanno causato la morte di molti alberi. Negli ultimi decenni, l’estirpazione delle piante nelle zone più prossime alla pianura, dove si praticava la coltivazione promiscua con colture erbacee, insieme alla scarsa incentivazione alla realizzazione di nuovi impianti, ha portato ad una ulteriore riduzione della superficie olivata.

 

Caratteristiche dell’ambiente pedo-climatico

Le condizioni climatiche dell’Umbria non sono ideali per la coltivazione dell’olivo. Infatti, la Regione rientra nella sottozona fredda, soggetta al rischio di gelate capaci di provocare danni alle piante, come in effetti è accaduto diverse volte anche nel corso del secolo scorso. In tale situazione, fattori quali l’esposizione, l’altitudine e la scelta varietale possono determinare condizioni di maggior “sicurezza” per la coltura. L’esposizione a ovest, sud e sud-ovest è favorevole, mentre quella a est, determinando una maggior escursione termica tra giorno e notte, è più rischiosa. Quella a nord è sfavorevole non tanto per la suscettibilità al freddo, ma per le carenze termiche e di luce che determina. Le zone comprese tra 300 e 500 m s.l.m. presentano un rischio minore di danni da freddo perché, in presenza di un clima continentale, determinano la formazione di una “fascia termica” e di livelli di umidità atmosferica più favorevoli. La disponibilità di varietà resistenti e di una buona esposizione può dilatare la zona di coltivazione.

La dorsale montana occidentale dell’area spoletina, compresa nella catena dei monti Martani, presenta fasce pedemontane ricoperte da depositi fluvio-lacustri rappresentati da ghiaie, conglomerati, sabbie ed argille ricche, talvolta, di depositi lignitiferi e torbosi. La dorsale montana orientale, compresa nella catena dei monti di Trevi, Campello e Spoleto, presenta ampie fasce pedemontane che appaiono ricoperte da spessori anche notevoli di detrito di falda. Il clima di questo territorio può essere definito temperato a variante sub-litoranea, con tendenza sub-continentale; si può anche rilevare come, a parità di esposizione ed altezza, il versante Spoletino risulta più caldo ed asciutto di quello dei monti Martani (Manna et al., 1986).

Gli eventi climatici maggiormente dannosi si manifestano con un intervallo compreso tra i 25 ed i 30 anni. In particolari gli inverni più freddi, in occasione dei quali si sono verificati gravi danni agli oliveti, sono stati quelli degli anni 1928/29, 1955/56 e 1984/85. Si può altresì evidenziare che, con frequenza non determinata, si verificano gelate con temperature minime non distruttive (per intensità e durata), ma comunque compromettenti per la regolare produzione dell’olivo: tra le più recenti si ricordano quelle dell’inverno 1990/91, 1996/97 e 2000/01. Si deve però ricordare che non esiste una correlazione univoca tra i valori minimi registrati e i danni subiti dalle piante che, infatti, risultano legati anche allo stato vegetativo ed a particolari fattori microclimatici (es. stato igrometrico dell’aria).

La piovosità media si rileva con valori poco superiori ai 1000 mm annui per il versante dei monti Martani e di poco inferiori ai 1000 mm per l’altro versante del comprensorio; la stagione più piovosa è quella autunnale, con la massima precipitazione concentrata durante il mese di novembre, seguita da quella primaverile, con la massima concentrazione nei mesi di febbraio ed aprile; le minime pluviometriche si rilevano durante il mese di luglio. Le precipitazioni nevose non sono molto abbondanti data la modesta altitudine delle stazioni di rilevamento e si verificano con una durata media di 1-2 gg ed una permanenza raramente superiore ai 3 gg.

La coltivazione dell’olivo in tale territorio è diffusa in suoli con caratteristiche molto differenti: si va da terreni in cui si ha una forte presenza di scheletro, a quelli piuttosto sciolti, a quelli con una buona dotazione di argilla ma che, per la loro orografia, non danno luogo a ristagni idrici, che sarebbero deleteri per l’olivo. Spesso i terreni presentano un’elevata quantità di calcare che, comunque, non causa problemi alla coltura. I terreni sciolti e ricchi di scheletro, in annate particolarmente siccitose, possono determinare qualche difficoltà alle piante, soprattutto in varietà sensibili alla carenza idrica.

 

Le principali varietà di olivi del territorio

Frantoio.

La cultivar è diffusa nei principali areali olivicoli italiani e mondiali. In Umbria è presente in tutte le zone olivicole e soprattutto nei nuovi impianti. E’ autofertile, ma si avvantaggia dell’impollinazione incrociata. Ha una fioritura contemporanea a quella delle cultivar Leccino e Moraiolo. Entra precocemente in fruttificazione ed ha una produttività elevata e costante. La sensibilità alle gelate invernali è media. La suscettibilità alla mosca ed all’occhio di pavone è media, mentre quella alla rogna è molto elevata.

Il peso del frutto è medio; l’invaiatura è tardiva, scalare e lenta; la consistenza della polpa è media, in graduale diminuzione durante la maturazione; il rapporto polpa/nocciolo è medio-basso; la resa in olio è media con precoce epoca di massima inolizione; la cascola è media e medio-tardiva.

Le caratteristiche sensoriali e compositive dell’olio esaminate a fine novembre evidenziano che questo è di elevata qualità e presenta i requisiti necessari per essere valorizzato e commercializzato nelle migliori fasce di mercato. Infatti il punteggio conseguito al saggio organolettico è ottimo; il contenuto in polifenoli e clorofille totali è medio-elevato; il contenuto in acido oleico ed il rapporto acidi grassi insaturi/saturi sono elevati.

Il periodo ottimale di raccolta, ai fini quantitativi della produzione, cade nelle due ultime decadi di novembre. Le caratteristiche compositive e sensoriali dell’olio, valutate alla fine di novembre, sono ad elevati livelli, per cui la cultivar consente il contemporaneo conseguimento della massima produzione e della migliore qualità.

La precoce fruttificazione, l’elevata produttività, la buona qualità dell’olio e la facilità di meccanizzazione della raccolta confermano la validità dell’impiego di questa cultivar nei nuovi impianti.

 

Leccino.

La cultivar è diffusa nei principali areali olivicoli italiani e mondiali. In Umbria è presente in tutte le zone olivicole e soprattutto nei nuovi impianti. E’ autosterile, pertanto necessita di cultivar impollinatrice. Ha una fioritura contemporanea a quella delle cultivar Frantoio e Moraiolo. Entra precocemente in fruttificazione e manifesta una produttività piuttosto elevata e costante. La sensibilità alle gelate invernali è bassa. La suscettibilità alla mosca è media, mentre quella alla rogna e all’occhio di pavone è molto bassa.

Il peso del frutto è medio; l’invaiatura è precoce, contemporanea e rapida; la consistenza della polpa è bassa, in graduale diminuzione durante la maturazione; il rapporto polpa/nocciolo è medio-basso; la resa in olio è media con tardiva epoca di massima inolizione; la cascola è bassa e tardiva.

Le caratteristiche sensoriali e compositive dell’olio esaminate a fine novembre evidenziano che questo è di buona qualità. Infatti il punteggio conseguito al saggio organolettico è buono; il contenuto in polifenoli ed in clorofille totali è medio-basso; il contenuto in acido oleico ed il rapporto acidi grassi insaturi/saturi sono a buoni livelli.

Il periodo ottimale di raccolta, ai fini quantitativi della produzione, va da metà novembre ai primi di dicembre. Le caratteristiche compositive e sensoriali dell’olio, valutate alla fine di novembre, sono a buoni livelli. La cultivar consente, quindi, il contemporaneo conseguimento della massima quantità e della migliore qualità; tuttavia, la sensibilità alla mosca ed il veloce procedere della maturazione (rapidi aumento della pigmentazione e diminuzione della consistenza della polpa) espongono al rischio di una parziale perdita quanti-qualitativa del prodotto, per cui è consigliabile eseguire la raccolta nella prima parte del periodo ottimale indicato ai fini quantitativi.

La precoce fruttificazione, la buona produttività, la buona qualità dell’olio, l’elevata resistenza alla rogna ed all’occhio di pavone e la facilità di meccanizzazione della raccolta, confermano la validità dell’impiego di questa cultivar nei nuovi impianti.

 

Moraiolo.

La cultivar è diffusa nelle principali aree olivicole del centro Italia (Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Umbria). In Umbria, è la cultivar più diffusa ed è presente in tutte le zone olivicole. E’ autosterile, pertanto necessita di cultivar impollinatrice. Ha una fioritura contemporanea a quella delle cultivar Frantoio e Leccino. Entra precocemente in fruttificazione ed ha una produttività elevata e costante.

Ha una buona capacità di adattamento alle situazioni di limitata disponibilità idrica, che spesso si rilevano in alcune zone olivicole della Regione, caratterizzate da terreni poco profondi, sciolti e ricchi di scheletro. La sensibilità alle gelate invernali è elevata. La suscettibilità alla mosca è medio-bassa, alla rogna è media e all’occhio di pavone è elevata.

Il peso del frutto è basso; l’invaiatura è media, contemporanea e lenta; la consistenza della polpa è medio-elevata, in graduale e lenta diminuzione durante la maturazione; il rapporto polpa/nocciolo è medio-basso; la resa in olio è alta con tardiva epoca di massima inolizione; la cascola è media e tardiva.

Le caratteristiche sensoriali e compositive dell’olio esaminate a fine novembre evidenziano che questo è di elevata qualità e presenta i requisiti necessari per essere valorizzato e commercializzato nelle migliori fasce di mercato. Infatti il punteggio conseguito al saggio organolettico è ottimo; il contenuto in polifenoli e clorofille totali è elevato; il contenuto in acido oleico ed il rapporto acidi grassi insaturi/saturi sono medi.

Il periodo ottimale di raccolta, ai fini quantitativi della produzione, va da metà novembre ai primi di dicembre. Le caratteristiche compositive e sensoriali dell’olio, valutate alla fine di novembre, sono ad elevati livelli, per cui la cultivar consente il contemporaneo conseguimento della massima produzione e della migliore qualità.

La buona e costante produttività, l’elevata inolizione e la buona qualità dell’olio confermano la validità dell’impiego di questa cultivar nei nuovi impianti. Data la buona capacità di adattamento a situazioni di limitata disponibilità idrica, se ne consiglia l’uso in zone caratterizzate da terreni sciolti e/o ricchi di scheletro, soprattutto se non può essere praticata l’irrigazione, mentre, considerata l’elevata sensibilità alle basse temperature, se ne sconsiglia l’utilizzo in zone dove con frequenza si verificano gelate.

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